Liceo Artistico? No, grazie
Ricapitolando i cinque anni del Martini...
Per quanto siano stati conflittuali questi cinque anni, mi sento di spendere due parole due.
Era metà Settembre del 2009, mi ricordo perfettamente com'è stata entrare.. Dura; una piccola scuola (adorabile, dalle dimensioni) di città, tutta colorata, colma di personaggi strani, creste colorate che facevano pendant con i lacci degli anfibi: mi sentivo in un mondo totalmente fuori da qualsiasi schema logico e legale. D'altro canto siamo all'Artistico!
Non conoscevo nessuno ed in classe avevo già persone dall'aria un po' altezzosa che non m'han degnata d'uno sguardo fino al momento di cambiare aula; sono sempre stata una semplice ed ho sempre cercato di evitare chi si da mille arie (per quanto eccelso uno possa essere caratterialmente), trovo la cosa di poco gradimento.
In classe avevo una peste malefica alta un metro ed una spanna, biondino, con l'aria da bulletto, io da piccola quattordicenne un po' insicura, sottostai alle sue prese in giro e ne uscii male; al primo anno ce l'avevo con chiunque fosse di classe mia, non sopportavo proprio nessuno! Erano tutti così INFANTILI, Cristo!
Dal non conoscere nessuno, cominciai a conoscere tutti i più grandi, i “secondaroli” (come direbbe qualcuno di scuola mia), è lì fu amore a prima vista, con tutti. Questo colpo di fulmine durò fino alla fine dei loro giorni lì dentro, la fine della mia quarta.
Ah già ricordo, come se fosse ieri, il primo disegno libero che ci fece fare il prof. di pittoriche: oh! Il risultato mio sembrava un disegno egiziano (nulla a che vedere con l'immagine da cui sono partita), totalmente privo di volume, di quelli che si facevano nelle grotte all'era del peloponneso (una catastrofe! Però almeno andavo a tempo con il programma di storia dell'arte e dei capolavori egiziani, no scherzi!), mancava solo qualche “strafanto” religioso ed eravamo apposto per finire “scomunicata” da scuola.
Il primo anno se ne andò, non ricordo un 'caspio' - come tutti gli altri anni -, so che è stata molto dura trascorrerlo. Dalle mie reminiscenze: cominciavano a spiccare le nottate giovani (fino alle 3 del mattino) a far tavole di matita sfumata/puntino grafico - un suicidio -/tratteggio e pastello; non me ne veneva bene una! Ero disperata.
Volevo cambiare scuola ma non so quale forza mi trattenne dal rifare un altro anno altrove, al linguistico, sebbene rimasi promossa; rimasi lì.
Inizio del secondo anno, tutto alla gigantesca - agli inizi -, poi persi la testa per uno e no.. il seguito non lo ricordo proprio; fu l'anno più simpatico, andavo a scuola anche volentieri senza accorgermi che lui, poverino, era brutto come la peste ma aveva l'aria intellettuale, attraeva diciamo. Nel mentre mi piacque pure un ragazzo più piccolo di me; sia di statura che di annata. Lui meritava però, era proprio un gran bel tipo, peccato che voglia di studiare pari a zero (dovrebbe essere ancora in prima superiore) - un po' come me, per intenderci -.
Scelto l'indirizzo - è stata una struma sceglierlo, fino all'ultimo; sono andata a cambiare scelta l'ultimo giorno di scuola del secondo anno, a giugno - quando l'iscrizione era fino a fine gennaio -, cominciai il terzo anno.
Non ci credevo di essere in terza; io ed i miei compagni nuovi fiammanti ci guardavamo sbalorditi e non ci rendevamo conto di essere così “grandicelli”.
Fu un anno da paura, materie nuove come chimica ed anatomia.
Beh anche per questo anno di transizione ricordo ben poco; ho sempre fatto il minimo indispensabile, avrei dovuto cambiare scuola da mo' o avrei dovuto subire qualche (UNA, non troppe eh) bocciatura, probabilmente, piuttosto che essere sempre promossa senza debiti (a giugno).
Ah sì, a proposito, qui fu la volta che presi cinque debiti nel primo quadrimestre, ci sono riuscita sì (rimediai tutto); avevo perso la testa per un altro tipo dall'aria così impassibile, a settembre.. Diciamo!
Fu dura fare l'interrogazione di anatomia, uno degli ultimi giorni di scuola, sulle ossa: non mi piaceva proprio per niente come materia, o meglio.. non mi interessava proprio, ma me la cavai.. anzi... Il prof fu mooolto buono e clemente e mi diede sei politico per hobby.
Fu il primo anno al grafico-figurativo, insegnanti più che colti; il primo anno delle crisi vere e proprie, da qui cominciai a non dormire più tutte le notti in cui c'era consegna di pittoriche, fino all'ultimo giorno, oh io uno con nota sul registro mica lo volevo.
Fu l'anno dei quattro in grammatica e fu anche l'anno delle svolte alla modalità “Lourdes” di grammatica, dall'anno successivo solo sette fioccavano.
Probabilmente è stato l'anno con maggior sofferenza, o forse no.
Quarto anno, un travaglio! Avevo i miei amici di quinta che si dovevano preparare per gli esami di maturità, io che mi trovavo a dover copiar dal vero una modella e non sapevo da dove partire, i muscoli del corpo umano in anatomia nel groppone da studiare, insomma una marea di cose nuove da imparare delle quali.. Avevo poche (per non dire inesistenti) attitudini.
La cosa grandiosa, che non scorderò mai, fu di certo una: fisica! Al primo quadrimestre la mia carriera “votifera” viaggiava a malapena sul quattro, i pianti perché mi trovavo sempre all'ultimo a studiare, l'angoscia, l'inadeguatezza... Nel secondo quadrimestre otto virgola tre periodico, il voto più alto (della classe in materia e di tutta la pagella).. e senza copiare! Mi sentivo una Dèa :D Ahahah!
Beh le altre materie eran superflue, no? Arrivare a fine anno fu angosciante! Però cominciavo a sentirmi un po' più grandina (non dico responsabile veh), avevo più consapevolezza di me e dell'ottimismo che bisognava adottare sempre e comunque, al fine di vincere qualsiasi lotta (psicologica e non).
Andammo in gita a Roma! Uh che bello, finalmente il mio sogno s'avverò. Il penultimo giorno di gita riuscii a star da sola (che non lo sappia nessuno) per la metropoli, andai ovunque - nelle poche ore a disposizione - e mi presi la febbre! Vidi il presepio vivente a Trastevere, al freddo e al gelo (commovente!) - e comprai il librone su Steve Jobs (ancora da finire, MAI SMENTIRSI col non-finire le cose). So che abbiam mangiato in un postaccio, mega economico, in cui facevano una pasta che se la tiravi in testa a qualcuno lo ammazzavi, era un blocco unico come quando mangi i ghiaccioli d'inverno e non si smuoveva/divideva/spezzettava! Incredibbbile quella pasta. Beh e il bagno della camera? Ne vogliamo parlare? Aveva uno scalino talmente alto che avresti potuto fare stretching al mattino, per sole due volte, e saresti stato bello che riscaldato.
L'ultimo anno, quello che ricordo con un filo di maggior chiarezza, è stato il non-anno per eccellenza! Sempre più consapevole di un brutto vizio di classe: il menefreghismo totale, da parte dei compagni verso la scuola e delle persone che circondavano l'ambiente.
Che dire; ci fai anche l'abitudine, era normale aver classi così, dubito che le altre scuole siano migliori, no? Essendo estremamente sensibile, con una corazza ancora da formare, questa cosa mi fece star male particolarmente (fino a metà anno, poi ciao né) > Ottimismo in tasca ed adattando quel disinteresse appreso da sti scalmanati, che non sarebbe in me, sono campata allegramente.
Classe alla iufufu, caos totale, Gita inesistente, tutto è girato così, alla “carlona” e via.
Prima stavo riguardando il programma di classe, una delle poche cose che ci tengono uniti ed in qualche modo ci ricorda come classe; nonostante le notti in bianco, le incomprensioni, le cose non dette e messe da parte, a modo suo tutto mi mancherà (un po' ma non troppo, sia chiaro).
La vita va avanti e non ti permette di soffermarti sul passato, ciò che è stato è stato, io probabilmente avrei dovuto cambiare scuola già all'epoca e scegliere qualcosa più attinente ai miei interessi ma chi lo sa come sarebbe andata?
So che ora sono qua, dopodomani avrò l'orale di maturità, al giorno del mio compleanno, e se le cose dovranno andare andranno, sennò - visto l'attaccamento a 'sto posto - rifarò l'anno, che ne so.
Ho perso molte motivazioni, la speranza, l'interesse ed altre tante cose care che avevo da piccina però si sa che va a finire così, prima o poi.
Se dovessi ripetere l'anno, in parte sarei contenta perché imparerei a prendermi le mie responsabilità, a non trovarmi sempre all'ultimo a far le cose, ad adattarmi di più (forse?), tante cose insomma. Semmai dovessi esser promossa, con un voto che non m'appartiene ma equivalente allo non-sforzo minimo indispensabile, sarei un po' contenta. Ma non convinta, no.
Sento molta ingiustizia su tante cose; avevo delle idee per l'università (che sono sempre le stesse da tantissimo tempo), in quanto non avrei la minima intenzione di andare a lavorare, ma sono rimasta talmente delusa dai voti degli scritti che mi sono “rinchiusa” in me stessa, riducendomi ad annullarmi completamente, non credendo di potercela fare in un progetto futuro, con la “paura” di cominciare una cosa e non riuscire a finirla causa la mia incostanza e la mia perdita di interesse di qualsiasi cosa, dopo un niente.
C'est la vie.
Sono convinta, per quanto io sia piccola e senza esperienza, che il mondo ti darà prova di misurare le tue capacità e qualità in altro modo e, soprattutto, se uno vorrà veramente, nonostante la fortuna - che uno ci creda o meno -, avrà.
Giugno 2014
Vada come vada, con un po' d'amaro nel cuore, è stato Funky!
Per quanto siano stati conflittuali questi cinque anni, mi sento di spendere due parole due.
Era metà Settembre del 2009, mi ricordo perfettamente com'è stata entrare.. Dura; una piccola scuola (adorabile, dalle dimensioni) di città, tutta colorata, colma di personaggi strani, creste colorate che facevano pendant con i lacci degli anfibi: mi sentivo in un mondo totalmente fuori da qualsiasi schema logico e legale. D'altro canto siamo all'Artistico!
Non conoscevo nessuno ed in classe avevo già persone dall'aria un po' altezzosa che non m'han degnata d'uno sguardo fino al momento di cambiare aula; sono sempre stata una semplice ed ho sempre cercato di evitare chi si da mille arie (per quanto eccelso uno possa essere caratterialmente), trovo la cosa di poco gradimento.
In classe avevo una peste malefica alta un metro ed una spanna, biondino, con l'aria da bulletto, io da piccola quattordicenne un po' insicura, sottostai alle sue prese in giro e ne uscii male; al primo anno ce l'avevo con chiunque fosse di classe mia, non sopportavo proprio nessuno! Erano tutti così INFANTILI, Cristo!
Dal non conoscere nessuno, cominciai a conoscere tutti i più grandi, i “secondaroli” (come direbbe qualcuno di scuola mia), è lì fu amore a prima vista, con tutti. Questo colpo di fulmine durò fino alla fine dei loro giorni lì dentro, la fine della mia quarta.
Ah già ricordo, come se fosse ieri, il primo disegno libero che ci fece fare il prof. di pittoriche: oh! Il risultato mio sembrava un disegno egiziano (nulla a che vedere con l'immagine da cui sono partita), totalmente privo di volume, di quelli che si facevano nelle grotte all'era del peloponneso (una catastrofe! Però almeno andavo a tempo con il programma di storia dell'arte e dei capolavori egiziani, no scherzi!), mancava solo qualche “strafanto” religioso ed eravamo apposto per finire “scomunicata” da scuola.
Il primo anno se ne andò, non ricordo un 'caspio' - come tutti gli altri anni -, so che è stata molto dura trascorrerlo. Dalle mie reminiscenze: cominciavano a spiccare le nottate giovani (fino alle 3 del mattino) a far tavole di matita sfumata/puntino grafico - un suicidio -/tratteggio e pastello; non me ne veneva bene una! Ero disperata.
Volevo cambiare scuola ma non so quale forza mi trattenne dal rifare un altro anno altrove, al linguistico, sebbene rimasi promossa; rimasi lì.
Inizio del secondo anno, tutto alla gigantesca - agli inizi -, poi persi la testa per uno e no.. il seguito non lo ricordo proprio; fu l'anno più simpatico, andavo a scuola anche volentieri senza accorgermi che lui, poverino, era brutto come la peste ma aveva l'aria intellettuale, attraeva diciamo. Nel mentre mi piacque pure un ragazzo più piccolo di me; sia di statura che di annata. Lui meritava però, era proprio un gran bel tipo, peccato che voglia di studiare pari a zero (dovrebbe essere ancora in prima superiore) - un po' come me, per intenderci -.
Scelto l'indirizzo - è stata una struma sceglierlo, fino all'ultimo; sono andata a cambiare scelta l'ultimo giorno di scuola del secondo anno, a giugno - quando l'iscrizione era fino a fine gennaio -, cominciai il terzo anno.
Non ci credevo di essere in terza; io ed i miei compagni nuovi fiammanti ci guardavamo sbalorditi e non ci rendevamo conto di essere così “grandicelli”.
Fu un anno da paura, materie nuove come chimica ed anatomia.
Beh anche per questo anno di transizione ricordo ben poco; ho sempre fatto il minimo indispensabile, avrei dovuto cambiare scuola da mo' o avrei dovuto subire qualche (UNA, non troppe eh) bocciatura, probabilmente, piuttosto che essere sempre promossa senza debiti (a giugno).
Ah sì, a proposito, qui fu la volta che presi cinque debiti nel primo quadrimestre, ci sono riuscita sì (rimediai tutto); avevo perso la testa per un altro tipo dall'aria così impassibile, a settembre.. Diciamo!
Fu dura fare l'interrogazione di anatomia, uno degli ultimi giorni di scuola, sulle ossa: non mi piaceva proprio per niente come materia, o meglio.. non mi interessava proprio, ma me la cavai.. anzi... Il prof fu mooolto buono e clemente e mi diede sei politico per hobby.
Fu il primo anno al grafico-figurativo, insegnanti più che colti; il primo anno delle crisi vere e proprie, da qui cominciai a non dormire più tutte le notti in cui c'era consegna di pittoriche, fino all'ultimo giorno, oh io uno con nota sul registro mica lo volevo.
Fu l'anno dei quattro in grammatica e fu anche l'anno delle svolte alla modalità “Lourdes” di grammatica, dall'anno successivo solo sette fioccavano.
Probabilmente è stato l'anno con maggior sofferenza, o forse no.
Quarto anno, un travaglio! Avevo i miei amici di quinta che si dovevano preparare per gli esami di maturità, io che mi trovavo a dover copiar dal vero una modella e non sapevo da dove partire, i muscoli del corpo umano in anatomia nel groppone da studiare, insomma una marea di cose nuove da imparare delle quali.. Avevo poche (per non dire inesistenti) attitudini.
La cosa grandiosa, che non scorderò mai, fu di certo una: fisica! Al primo quadrimestre la mia carriera “votifera” viaggiava a malapena sul quattro, i pianti perché mi trovavo sempre all'ultimo a studiare, l'angoscia, l'inadeguatezza... Nel secondo quadrimestre otto virgola tre periodico, il voto più alto (della classe in materia e di tutta la pagella).. e senza copiare! Mi sentivo una Dèa :D Ahahah!
Beh le altre materie eran superflue, no? Arrivare a fine anno fu angosciante! Però cominciavo a sentirmi un po' più grandina (non dico responsabile veh), avevo più consapevolezza di me e dell'ottimismo che bisognava adottare sempre e comunque, al fine di vincere qualsiasi lotta (psicologica e non).
Andammo in gita a Roma! Uh che bello, finalmente il mio sogno s'avverò. Il penultimo giorno di gita riuscii a star da sola (che non lo sappia nessuno) per la metropoli, andai ovunque - nelle poche ore a disposizione - e mi presi la febbre! Vidi il presepio vivente a Trastevere, al freddo e al gelo (commovente!) - e comprai il librone su Steve Jobs (ancora da finire, MAI SMENTIRSI col non-finire le cose). So che abbiam mangiato in un postaccio, mega economico, in cui facevano una pasta che se la tiravi in testa a qualcuno lo ammazzavi, era un blocco unico come quando mangi i ghiaccioli d'inverno e non si smuoveva/divideva/spezzettava! Incredibbbile quella pasta. Beh e il bagno della camera? Ne vogliamo parlare? Aveva uno scalino talmente alto che avresti potuto fare stretching al mattino, per sole due volte, e saresti stato bello che riscaldato.
L'ultimo anno, quello che ricordo con un filo di maggior chiarezza, è stato il non-anno per eccellenza! Sempre più consapevole di un brutto vizio di classe: il menefreghismo totale, da parte dei compagni verso la scuola e delle persone che circondavano l'ambiente.
Che dire; ci fai anche l'abitudine, era normale aver classi così, dubito che le altre scuole siano migliori, no? Essendo estremamente sensibile, con una corazza ancora da formare, questa cosa mi fece star male particolarmente (fino a metà anno, poi ciao né) > Ottimismo in tasca ed adattando quel disinteresse appreso da sti scalmanati, che non sarebbe in me, sono campata allegramente.
Classe alla iufufu, caos totale, Gita inesistente, tutto è girato così, alla “carlona” e via.
Prima stavo riguardando il programma di classe, una delle poche cose che ci tengono uniti ed in qualche modo ci ricorda come classe; nonostante le notti in bianco, le incomprensioni, le cose non dette e messe da parte, a modo suo tutto mi mancherà (un po' ma non troppo, sia chiaro).
La vita va avanti e non ti permette di soffermarti sul passato, ciò che è stato è stato, io probabilmente avrei dovuto cambiare scuola già all'epoca e scegliere qualcosa più attinente ai miei interessi ma chi lo sa come sarebbe andata?
So che ora sono qua, dopodomani avrò l'orale di maturità, al giorno del mio compleanno, e se le cose dovranno andare andranno, sennò - visto l'attaccamento a 'sto posto - rifarò l'anno, che ne so.
Ho perso molte motivazioni, la speranza, l'interesse ed altre tante cose care che avevo da piccina però si sa che va a finire così, prima o poi.
Se dovessi ripetere l'anno, in parte sarei contenta perché imparerei a prendermi le mie responsabilità, a non trovarmi sempre all'ultimo a far le cose, ad adattarmi di più (forse?), tante cose insomma. Semmai dovessi esser promossa, con un voto che non m'appartiene ma equivalente allo non-sforzo minimo indispensabile, sarei un po' contenta. Ma non convinta, no.
Sento molta ingiustizia su tante cose; avevo delle idee per l'università (che sono sempre le stesse da tantissimo tempo), in quanto non avrei la minima intenzione di andare a lavorare, ma sono rimasta talmente delusa dai voti degli scritti che mi sono “rinchiusa” in me stessa, riducendomi ad annullarmi completamente, non credendo di potercela fare in un progetto futuro, con la “paura” di cominciare una cosa e non riuscire a finirla causa la mia incostanza e la mia perdita di interesse di qualsiasi cosa, dopo un niente.
C'est la vie.
Sono convinta, per quanto io sia piccola e senza esperienza, che il mondo ti darà prova di misurare le tue capacità e qualità in altro modo e, soprattutto, se uno vorrà veramente, nonostante la fortuna - che uno ci creda o meno -, avrà.
Giugno 2014
Vada come vada, con un po' d'amaro nel cuore, è stato Funky!
